Home >> Mosca Beige >> Unesco: nel mondo 774 milioni di analfabeti e due su tre sono donne
Unesco
©Pietro Vanessi www.unavignettadipv.it

Unesco: nel mondo 774 milioni di analfabeti e due su tre sono donne

Unesco: nel mondo 774 milioni di analfabeti e due su tre sono donne La scuola sta ripartendo un po’ ovunque. Anche nelle zone terremotate si è fatto di tutto per garantire ai ragazzi un anno scolastico senza ostacoli. Detto questo vanno anche ricordati i segnali allarmanti lanciati dall’Unesco in occasione della Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione l’8 settembre scorso. Nel mondo, circa 774 milioni di persone sono analfabete e tra queste due su tre sono donne. Circa un sesto della popolazione mondiale non sa leggere, né scrivere o far di conto e due terzi sono donne. Oggi, nel 2016, su scala mondiale…

Score

Voto Utenti : 4.45 ( 15 voti)

Unesco: nel mondo 774 milioni di analfabeti e due su tre sono donne

La scuola sta ripartendo un po’ ovunque. Anche nelle zone terremotate si è fatto di tutto per garantire ai ragazzi un anno scolastico senza ostacoli.

Detto questo vanno anche ricordati i segnali allarmanti lanciati dall’Unesco in occasione della Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione l’8 settembre scorso. Nel mondo, circa 774 milioni di persone sono analfabete e tra queste due su tre sono donne. Circa un sesto della popolazione mondiale non sa leggere, né scrivere o far di conto e due terzi sono donne. Oggi, nel 2016, su scala mondiale siamo dunque davanti ad una condizione a dir poco inaccettabile.

Ma in fondo cosa importa a noi visto che la maggior parte di queste persone sono nell’ Asia meridionale o nell’Africa sub-sahariana? Senza voler citare Pascal e dire che il nostro posto al sole è solo nostro e guai a chi ce lo tocca – anche se fa stare all’ombra qualche centinaio di milioni di altri essere umani – ci basti pensare che in un’ era di profonde e inarrestabili migrazioni (Salvini se ne faccia una ragione) e di cosiddetta globalizzazione, anche l’analfabetismo lontano arriva a riguardarci, perché un giorno verrà a bussarci sotto casa … inevitabilmente.

Forse non saranno questi 774 milioni, forse solo alcuni di loro, ma di certo i loro figli decideranno legittimamente di spostarsi per avere anche loro un sacrosanto raggio di sole.

Molti di loro saranno madri e figlie, tenute nell’assoluta ignoranza perché in fondo il loro compito non è saper leggere o scrivere, bensì sfornare prole e badare alla casa e, finché la loro ignoranza è lontana la cosa al massimo può rattristarci o indignarci (a distanza ci viene che è una bellezza), tutt’al più qualche allegorico movimento femminista al di qua del guado manifesterà a tette al vento con un libro in mano davanti alle ambasciate dei paesi potenti per fare un po’ di caciara, ma fin quando il “nostro posto al sole” è garantito fa anche bene abbronzarsi prima che la canna a giro finisca e che i poliziotti, un tantinello infoiati, vestano con i loro giubbini imbottiti le rabbiose manifestanti.

Tutto evidentemente cambierà quando saranno loro ad arrivare da lontano e ci diranno: “ecco … ora tocca anche noi. Vogliamo quello che per secoli ci è stato negato: la Carta Fondamentale dei Diritti Umani ci dice che lo possiamo pretendere”. Allora saremo impreparati: gli ammonimenti e le tette urlanti non basteranno più, perché… “non eravamo pronti a fronteggiare fenomeni di tale portata”. Ottima affermazione! Funziona sempre e ci è utile, è un alibi straordinario: ci rende inconsapevoli vittime insieme ai poveri disgraziati che ci raggiungono per avere una vita migliore; e  in fondo ammettiamolo, come giustificazione è sempre meglio di: “scusateci, ce ne siamo sbattuti fino ad oggi; al massimo siete stata una folkloristica protesta, e poi scusateci: ma con tutte le guerre chi vi abbiamo scaraventato addosso non dovevate crepare tutti? Cos’è questa resistenza? Questo attaccamento alla vita così di cattivo gusto?  Sì, cadere dal pero è la strategia migliore: non solo ci offre l’illusione di non avere colpe, ma possiamo anche atteggiarci a stupite vittime delle circostanze.

Giornata Mondiale dell' alfabetizzazione

PV Pietro Vanessi
Giornata Mondiale dell’ alfabetizzazione
©Pietro Vanessi

Però non pensiamo che nei paesi “cosiddetti civili le cose vadano meglio. Non è affatto così. Da noi dilaga il cosiddetto “analfabetismo funzionale”, una sorta di regressione che fa precipitare circa 80 milioni di “persone civili” nell’ illetteratismo, ovvero nell’incapacità di utilizzare le parole giuste in un discorso, in un questionario, in una prova orale o scritta. Insomma, il vocabolario (per modo di dire) ci sarebbe pure, solo che si ignora il reale “significato” delle parole e quindi vengono usate un po’ “ad minchiam”, per non parlare del fatto che non si è in alcun modo capaci di inserirle in una corretta forma sintattica.

Ognuno ha i suoi analfabeti. A chi è “lontano lontano” da noi, l’alfabetizzazione è semplicemente e tragicamente negata, ma in casa – au contraire – la conoscenza viene barbaramente distorta e così azzerata.

Solo così possiamo spiegarci perché per Di Maio Renzi è come Pinochet in Venezuela (evidentemente in visita di cortesia), e come per lo stesso Renzi la cultura umanistica diventa “umanista”. Chissà perché lo chiamano analfabetismo funzionale se poi in chi lo manifesta non funziona un cazzo! 

Vignetta di Pietro Vanessi

 

Commenta Unesco: nel mondo 774 milioni di analfabeti e due su tre sono donne E se il Post ti è piaciuto CONDIVIDI Grazie

Franco Giordano

2 commenti

  1. Sempre puntuale e ficcante.
    Bravooo!! 🙂

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

3 × 4 =

*