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Il nazional populismo ai tempi di Sanremo
www.unavignettadipv.it ©Pietro Vanessi

Il nazional populismo ai tempi di Sanremo

Il nazional populismo ai tempi di Sanremo Sono abitato dallo sconforto; in una totale assenza di ispirazione rammento che, per sfuggire a dei creditori, Baudelaire si nascose per un periodo in un bordello nei pressi di Versailles con addosso uno scolo malcurato; beh … posso tranquillamente affermare che allora Charles respirò aria più sana di quella che ora avvolge me. Come si fa ad esser realmente salaci o dissacranti quando coloro che vuoi attaccare  sono tutt’altro che vittime illustri, bensì “concorrenti sleali”? Guardo Salvini e mi chiedo: la natura è stata già così feroce. Perché inveire? Poi ricordo che lo…

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Il nazional populismo ai tempi di Sanremo

Sono abitato dallo sconforto; in una totale assenza di ispirazione rammento che, per sfuggire a dei creditori, Baudelaire si nascose per un periodo in un bordello nei pressi di Versailles con addosso uno scolo malcurato; beh … posso tranquillamente affermare che allora Charles respirò aria più sana di quella che ora avvolge me.

Come si fa ad esser realmente salaci o dissacranti quando coloro che vuoi attaccare  sono tutt’altro che vittime illustri, bensì “concorrenti sleali”?

Guardo Salvini e mi chiedo: la natura è stata già così feroce. Perché inveire? Poi ricordo che lo votano e la voglia di prendermela con lui passa definitivamente. La bertuccia s’è buttata e, nonostante l’assenza del pollice opponibile, ne ha tutto il diritto  (ormai la politica è il Country Club dell’ insignificanza, vi si organizzano anche tornei di golf), se poi lo seguono la colpa può mai essere tutta sua? Nella Corea del Nord sono costretti a seguire un coglione, ma noi … che scuse abbiamo?

Salvini Riflette, Pietro Vanessi ©Pietro Vanessi

Poi mi si parla di “populismo”: un annetto fa – mi pare – andava di moda la “questione morale”; il sostantivo si presta bene a tante cose ed è un ottimo pretesto per liquidare considerazioni tanto scomode quanto diffuse; quindi sulla terra “sbattuta” del politicume italiano vediamo la pallina del populismo lanciata come una bomba a mano da una parte e l’altra del campo con la vana speranza che un in lontano futuro qualche arbitro incartapecorito dichiari, impolverato tra le macerie del paese: “gioco, partita incontro”, quando ormai non importerà più niente a nessuno.

Certo, è crudo populismo soffermarsi sulla pessima condizione socio-culturale di una nazione quando l’intera classe politica si accapiglia sulla leggere elettorale. Ci mancherebbe! Mica stiamo qui per dar fastidio a queste menti eccelse? Cervelli quadrati il cui immane sforzo consiste nel sentire il rumore dei loro capelli crescere intervallato “esclusivamente” dall’ improvviso risveglio offerto dal giorno di accredito dello stipendio?

Nossignori! Questo è populismo, e io sono un bieco e povero populista se ragiono così!

Mi si dirà: tu non vedi la visione d’insieme! Sei limitato! Non ti accorgi che è tutto connesso? Se non trovano un accordo sulla legge elettorale succede che non si può andare al voto, non si può fare un governo con una stabile maggioranza, non possono stabilire le priorità di cui necessitiamo, né creare una solida alleanza con i nostri partner europei, quindi: crollerà la nostra già pessima credibilità, le banche falliranno, il padre della Boschi ritornerà a farsi 5 chilometri a piedi andata e ritorno ma con il padre di Renzi a cavacecio, Marchionne metterà di nuovo sul mercato la Duna, Razzi scriverà il nuovo dizionario “sragionato” dei sinonimi e contrari, Donna Agnese farà le corna a Matteo con Di Maio, la Lorenzin avrà un altro figlio, ma con Alfano, quel bambino sarà ovviamente l’Anticristo il quale conquisterà il mondo e poi, con Scilipoti confermato alla Nato, arriverà inevitabilmente l’Apocalisse. A confronto la profezia dei Maya era una botta di vita!

Lo scenario è da brividi, aggiungiamoci un tocco terrorismo internazionale, una spolverata Brexit e l’immancabile tocco vintage dell’ 11 settembre e l’Inferno di Dante diventa la scampagnata di Pasquetta! 

Che te ne fai di un: “Temer si dee di sole quelle cose/ c’hanno potenza di fare altrui male; / de l’altre no, ché non son paurose” … quando c’è un terrificante e definitivo : “O me o il caos” di Renzi?” C’è da farsela sotto!

Basta studiare i classici! Oramai anacronistici e senza senso; le strofe di Jovanotti a memoria guideranno i nostri passi sino alla luce in fondo al tunnel: “É un estate bellissima! É finita di già. Una moto che parte, una sonda su Marte”… . Non c’è paragone! A sentir queste rime, anche a febbraio ti vien voglia di una granatina, la stessa che, consumata troppo in fretta, ha gelato il cervello di Jovanotti nell’88’! Ancora imballato, a neuroni zero!

Ma che ci frega … c’è Sanremo, non stiamo lì a pensarci troppo su! Tanto chiedere a qualcuno chi ha vinto l’anno scorso è come quando all’ora di cena di chiedono a bruciapelo: “che hai mangiato a pranzo?” E stai lì, inebetito, non ricordi più una mazza… e per uscire dai buffi rispondi: ehm… allora: la prima edizione la vinse “Grazie dei Fior”! Un aiutino?

Vignetta di Pietro Vanessi ©Pietro Vanessi

Franco Giordano

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