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La promiscua eterogeneità del fronte del NO

La promiscua eterogeneità del fronte del NO

A un mese circa dall’apertura dei seggi per il referendum costituzionale, il fronte del NO vede, stravagantemente uniti, una miscellanea di partiti, movimenti e di esperti costituzionalisti, che sarebbe stato difficile pensare allineati su qualsiasi tema. E invece… E invece bastava una crocetta. Una minuscola crocetta ad un referendum costituzionale, per mettere fine  ad anni ed anni di guerriglia politica senza esclusione di colpi. Infatti, al netto della riforma, non si può che guardare con grande stupore il “melting-pot politico” del grande fronte del NO. Si immagini, per semplicità, un unico grande tetto sotto al quale si è riparato il…

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A un mese circa dall’apertura dei seggi per il referendum costituzionale, il fronte del NO vede, stravagantemente uniti, una miscellanea di partiti, movimenti e di esperti costituzionalisti, che sarebbe stato difficile pensare allineati su qualsiasi tema. E invece…

E invece bastava una crocetta. Una minuscola crocetta ad un referendum costituzionale, per mettere fine  ad anni ed anni di guerriglia politica senza esclusione di colpi. Infatti, al netto della riforma, non si può che guardare con grande stupore il “melting-pot politico” del grande fronte del NO.

Si immagini, per semplicità, un unico grande tetto sotto al quale si è riparato il “complemento a 1” del Renzismo. In principio furono i grandi costituzionalisti a costruire il NO. Zagrebelsky, De Siervo, Imposimato, Rodotà ed altri, edificarono i grandi pilastri su cui poggia il tetto del NO: rispetto per i padri costituenti, superficialità della riforma, complessità dei nuovi articoli e incapacità di questo governo, così giovane e così inesperto, di modificare una cosa così squisitamente importante come la costituzione repubblicana. A quel punto per i D’Alemiani ed i Bersaniani, il tetto del NO sembrò un luogo troppo sicuro ed accogliente per non ripararcisi sotto, e così riemersero dall’oblio della politica nostrana. A loro si unirono i partigiani, nonostante il tentato (quanto inutile) riavvicinamento di Renzi al Presidente dell’ANPI alla Festa de L’Unità di Bologna, lo scorso Settembre.

Con le dovute distanze, vennero poi da Sinistra, a dire il loro NO, quelli di SEL, Rifondazione Comunista (sì, esiste ancora) ed i sindacati, ma solo quelli “tosti”, ossia la CGIL e la FIOM. Il fronte del NO era già ben popolato ma c’era ancora spazio sotto al tetto, e così si accomodarono anche i grillini del Movimento 5 Stelle, allineati e compatti attorno al loro leader, che reputa questa riforma costituzionale “incomprensibile” e quindi da rispedire al mittente. A quel punto suonarono alla porta quelli che venivano da Destra: i leghisti di Salvini, i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, i fascio-glamour di Casa Pound e quelli (meno glamour) di Forza Nuova. Quelli di sinistra si guardarono fra di loro un po’ spaesati, ma poi fecero spallucce facendoli accomodare.

Ma com’è possibile che un unico quesito referendario metta d’accordo anime così profondamente diverse della politica italiana? Quanti, di quelli che appartengono al fronte del no, condividono il rispetto per la costituzione così com’è oggi? E quanti, invece, sono stati ammaliati dalla seducente promessa del premier, poi ritrattata, di lasciare il governo qualora al referendum non vincesse il SI?

Difficile saperlo. Certo è invece che, anche i più scettici rispetto alla riforma, avranno dei rimorsi di coscienza votando NO, sapendo che il loro voto farà contento quello che, fino a ieri, veniva considerato un acerrimo rivale.

Marco Terribili

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Marco Terribili

Marco Terribili è nato il 31 Dicembre 1987, e per questo odia il capodanno. È cresciuto a Porto San Giorgio, per poi spostarsi a Bologna dove ha studiato a Statistica e Ricerca Sociale. Ora lavora come statistico a Roma. Scrive anche di musica su InYourEyes zine.

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