Home >> Società >> Si chiamava Ferruccio Manini il giovane partigiano fucilato da Giorgio Albertazzi
Giorgio Albertazzi

Si chiamava Ferruccio Manini il giovane partigiano fucilato da Giorgio Albertazzi

Sestino è un paesino toscano dove, il 28 luglio del 1944, il giovane partigiano Ferruccio Manini viene fucilato da un plotone di esecuzione comandato da Giorgio Albertazzi che poi gli spara un colpo alla nuca. "Io Albertazzi in camicia nera l'ho visto bene" – racconta Giancarlo Bartolucci, segretario della scuola media IV Novembre di Arezzo, in un'intervista a La Repubblica il 28 luglio 1989 – “nel 1944 avevo tredici anni. La mia famiglia si era rifugiata nella zona di Sestino. Quel giorno ero in paese, insieme a mio zio Umberto che è morto due anni fa. Vidi passare un ragazzo…

Score

Voto Utenti : 4.52 ( 52 voti)

Sestino è un paesino toscano dove, il 28 luglio del 1944, il giovane partigiano Ferruccio Manini viene fucilato da un plotone di esecuzione comandato da Giorgio Albertazzi che poi gli spara un colpo alla nuca.

Io Albertazzi in camicia nera l’ho visto beneracconta Giancarlo Bartolucci, segretario della scuola media IV Novembre di Arezzo, in un’intervista a La Repubblica il 28 luglio 1989 – “nel 1944 avevo tredici anni. La mia famiglia si era rifugiata nella zona di Sestino. Quel giorno ero in paese, insieme a mio zio Umberto che è morto due anni fa. Vidi passare un ragazzo in mezzo a un gruppetto di fascisti. Aveva la camicia aperta, i capelli rasati. Dietro il gruppo c’era il sottotenente Albertazzi in camicia nera e stivali. Mi nascosi mentre entravano nel cimitero, dopo poco uscì don Pasquale Renzi e attraverso il cancello vidi tutta la scena. L’unico che era vestito da ufficiale si mise al comando del plotone d’ esecuzione. Poi prese la pistola e sparò un colpo alla nuca del giovane, il colpo di grazia. Era Albertazzi. Sono 45 anni che lo dico. Non l’ho mai dimenticato. Quel giovane, Ferruccio Manini, era un ex repubblichino passato nelle file dei partigiani” .

Questi fatti vengono ricostruiti anche nel “Diario” militare dello stesso 63° battaglione (che apparteneva alla Legione Tagliamento, ed era formato da varie compagnie, una di queste, la terza, aveva per ufficiale proprio il sottotenente Giorgio Albertazzi). Il manoscritto, firmato dal tenente Giorgio Pucci e conservato negli archivi militari, oggi è reperibile su Internet. Solo che su internet il “Diario” si ferma all’agosto 1944. Manca il periodo successivo.

Dal 20 al 27 settembre 1944, il 63° battaglione collabora alla vasta operazione di rastrellamento messa in atto dai nazisti, che causò gravi perdite alle formazioni partigiane. Documenta queste azioni sanguinose la studiosa di Vicenza, Sonia Residori, ricercatrice dell’Istituto sulla storia della Resistenza, che ricostruisce le centinaia di deportazioni ed esecuzioni, avvenute soprattutto nella zona del Grappa. La sua ricerca che include le gesta della 3° compagnia del sottotenente Albertazzi, verrà pubblicata in ottobre con il titolo “L’aristocrazia vicentina di tutte le guerre” (edizioni CR di Verona).

Di fatto Giorgio Albertazzi non si era mai pentito, anzi per lui l’esecuzione di quel ragazzo il 28 luglio 1944 in fondo era un vanto. Una delle sue tante gesta da raccontare e che risaliva al periodo della repubblica di Salò, quando lui, giovane ufficiale del governo fascista, diciottenne, forte e veloce, aveva ucciso un partigiano confesso, dalle parti di Arezzo.

Era un grande attore? Per alcuni si, per altri meno. Di sicuro era un fascista.

Maria Rosaria Greco 

commenta: Si chiamava Ferruccio Manini il giovane partigiano fucilato da Giorgio Albertazzi

fonte foto: Giorgio Albertazzi, Firenze Made in Tuscany

LEGGI ANCHE Domenica scorsa alle 3 di notte, in Via della Magliana, neanche io mi sarei fermato

LEGGI ANCHE Dopo la Francia anche il Belgio scende in piazza, e Renzi punta al 2023

Maria Rosaria Greco

sono nata nel 1960, nel maggio del 68 faccio la mia prima comunione, iniziando una fitta e proficua relazione fra sacro e profano. Vivo al nord e poi vivo al sud, ma amo molto l'est, non disdegnando l'ovest, perché "per me esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino, e la sola prova che vale è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. Qui io cammino, guardando, guardando senza fiato" (1). Così presto "ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall'alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi" (2). Mi piace da sempre sentire "Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me" (3) e sono intimamente contenta di essere nata donna, che "come le piante, come le tempeste nelle selve, come il fragore delle acque, si nutre dei più oscuri disegni celesti" (4). La mia convinzione più profonda in questi ultimi anni è che "quando un governo viola i diritti del popolo, l'insurrezione è per il popolo, e per qualsiasi parte del popolo, il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri" (5). Oggi "sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore" (6). 1.Carlos Castaneda 2. Gabriel García Márquez 3. Immanuel Kant 4. Álvaro Mutis 5. Déclaration des Droits de l'Homme et du Citoyen - Art. 35 6. Bertolt Brecht

17 commenti

  1. C’è un errore fondamentale: Albertazzi non era diciottenne quando”recita” da boia infame: di anni ne aveva 21 (ventuno). Questo fa la differenza tra “giovani dalla parte “sbagliata” e miserabili.

  2. In realtà non ce li aveva 21 anni nel luglio 1944. Ma l’unica differenza fondamentale non è la sua minore o maggiore giovane età di quel periodo. La differenza vera è che nella sua lunga vita Giorgio Albertazzi non si era mai pentito. “Di cosa dovrei pentirmi? Non amo il pentimento, un sentimento cattolico che disprezzo. Perché dalla parte sbagliata? Perché era la parte perdente?” Aveva 92 anni quando è morto, avrebbe avuto tutto il tempo per farlo. Consiglio comunque un articolo molto interessante di Aldo Cazzullo sul Corriere dell Sera del 28 maggio us, in cui riprende una intervista ad Albertazzi che tra l’altro dichiara “Dopo il 25 luglio 1943 e l’arresto del Duce… Io avevo 18 anni, tiravo di boxe, ero forte e veloce..” Una certa confusione sulla sua età dell’epoca la fa proprio lo stesso Albertazzi, che però su altre cose mi sembra abbia le idee molto chiare

    • Veri sciacalli. Quando morì “il migliore” , detto Palmiro Togliatti, si scrissero i morti che aveva sulla coscienza, compresi molti italiani, nel suo periodo di fuga in Russia? E Napolitano, per la rivoluzione ungherese e cecoslovacca, quando si pose dalla parte dei carnefici ed invasori russi? Continuo l’elenco? Voi siete fascisti, non chi volle mantenere fede ad una posizione sbagliata. E poi… Non vi vergognate e non vi pentite delle barbare esecuzioni commesse da pseudo partigiani contro donne inermi? Non toccate l’argomento, leggetevi qualche pagina, ma su libri scritti da una sinistra onesta. Dopo 70 anni…ancora! VERGOGNATEVI! Capaci di odiare in eterno e chiedete il pentimento?

  3. Sciacalli! Dovevate aspettare che morisse per riesumare una storia vecchia addirittura di 72 anni?

    • Gigi, sa cosa le rispondo? Se questo sito fosse stato l’HuffingtonPost o Il Manifesto, ma anche il Giornale o Il FattoQuotidiano (tutti hanno scritto postmortem su Albertazzi repubblichino) in un certo qual senso avrei capito le sue ragioni, anzi io personalmente sarei stato reticente a pubblicarlo nei casi succitati, ma Postik non è una testata giornalistica, e tantomeno i redattori e i proprietari del sito guadagnano, quindi non vedo in che modo si possa “sciacallare”. Detto ciò la invito a leggere l’ultimo post di Gianpaolo D’Elia, nel quale Albertazzi è descritto come un gigante dietro le cui spalle non ci si sale ma ci si nasconde. Abbiamo voci plurali e differenti e il talento di Albertazzi non è messo in discussione, nessuno nega a Caravaggio il genio solo perché ha assassinato Ranuccio Tommasoni. Non le nego che la visibilità di questo post ha colto di sorpresa tutti, una visibilità soprattutto proveniente da facebook – sugli altri canali segue il trend di tutti gli altri articoli. Detto questo però su una cosa conveniamo tutti in questo spazio, il fascismo non è una visione del mondo, è un crimine, non è una parte politica bensì un orrore e su questo non cediamo di un passo. Così come non cedo personalmente di un passo nel momento in cui ogni degenerazione politica precipitata in autoritarismo, di qualsiasi colore, inizi a negare la libertà di espressione e i diritti inviolabili dell’uomo. Su questo passaggio non siamo solo supportati dalle idee ma dalla stessa Costituzione italiana. La stessa Costituzione che permette a noi di apparire sciacalli ai suoi occhi – perché no anche di aprire un dibattito critico sulle nostre scelte – e a lei di dircelo liberamente e senza mezzi termini, e può star certo che se il fascismo avesse vinto né noi e né lei avremmo avuto questa libertà. In conclusione noto che il dibattito sul post è ancora aperto e vitale, ma spesso, come accade nei social, ci si sofferma al titolo e non si prosegue: l’autrice descrive fatti, peraltro non negati dallo stesso Albertazzi, il quale ha sempre dichiarato che la fama di fascista non se l’è mai scrollata di dosso e che “scelse la parte perdente”, il processo a suo carico stabilì che partecipò effettivamente a fucilazioni però “costretto”… Piena libertà gli è stata data in vita, persino quella di non pentirsi ed è stato rispettato, noi piena libertà di ricordarlo senza nulla togliere al suo talento. Accettiamo la sua critica e rispettiamo la sua opinione e la ringraziamo per il suo commento

  4. Ferruccio Mannini era un disertore e Albertazzi ha solo applicato il Codice penale militare di guerra. Certo che dispiace per il giovane Mannini, ma Albertazzi aveva fatto il suo dovere, discutibile quanto si vuole, ma era il suo dovere. Del resto la diserzione è punita con la fucilazione in tutti i codici penali militari. Quindi non capisco qual è il problema.

    • Dispiace per il giovane disertore, ma Albertazzi ha applicato la legge e inflitto la pena che era prevista per chi disertasse. Dispiace per il giovane ma era così in tutto il mondo.
      Tirare post morte questa storia dimostra solo che chi lo fa non ha mai avuto i coglioni per farlo quando Albertazzi era in vita. Quindi tacete!!!!!!

  5. Aquila Solitaria

    La colpa di Albertazzi non era solo quella di essere un fascista e un assassino. Era anche quella di essere un attore sopravvalutato, un retorico trombone che ha avuto spesso buona stampa dalla sua parte. Non dimenticherò mai cosa disse di lui a suo tempo Carmelo Bene: “Io ho due cani… uno l’ho chiamato Giorgio, e l’altro Albertazzi…”.

  6. Sergio Fogagnolo

    Albertazzi: un assassino di talento.

    • Gli assassini sono altri,vogliamo parlare dei farabutti gappisti che misero la bomba in Via Rasella uccidendo 33 uomini più due civili tra cui un ragazzino di 12 anni,e che da vigliacchi non si presentarono??O vogliamo parlare dei veri e propri banditi e avanzi di galera che compirono le stragi verso la fine della guerra contro soldati fascisti repubblicani che si erano già arresi,di quelli che stuprarono anche ausiliarie e che fecero sparire migliaia di persone a fine guerra come la famelica volante rossa???

  7. Ero bambino, negli anni ’60. Vedevo questo “grande attore” in tv (2 canali ed in B/N, col triangolino che faceva “capoccella” in basso a destra per segnalare l’inizio di un film nell’altro canale), e nel suo sguardo, avvertivo qualcosa di inquietante. Vengo da una famiglia del cosiddetto proletariato urbano. Sono nato, cresciuto e vissuto con dei valori di solidarieta’ e di onesta’ Mio padre, reduce da una guerra inutile, mi parlava dei fascisti e della loro boria. Ero un bambino, ed avvertivo nello sguardo delle persone, se c’era del bene o del male malcelato. Ancora oggi sono un profondo osservatore di tutto cio’ che mi avviene attorno, e delle persone. Dei loro gesti, delle loro espressioni. Il sottotenente Albertazzi, mi inquietava. Sempre!! Crescendo poi, ed approfondendo la conoscenza della storia, ho cominciato a capire che cosa era successo dopo l’8 settembre 1943. I racconti di mio padre, i suoi amici deportati e ridotti a larve umane in campi di concentramento, che raccontavano con gli occhi sbarrati e senza una lacrima (ERANO FINITE!!!), i morti nella nostra famiglia (campo di concentramento di Eisenach- Germania), contribuirono ad una presa di coscienza (benche’ fossi ancora na’ creatura), che mi porto’ poi nella vita, a fare scelte definitive e prendere una posizione Politica e Filosofica. Ho scelto!! Non fatemi passare che erano ragazzi, che il momento storico, che la repubblica di Salo’, che Badoglio era un traditore, che i “camerati” tedeschi non andavano traditi……blah blah blah……
    Nelle forze armate della R.S.I., c’erano psicopatici, stupratori, toruratori, sadici incalliti, rabbiosi con se stessi e col mondo, esaltati e bestie varie. Non dico che il sottotente Albertazzi fosse qualcosa del genere…..ma stando tutti insieme, ci si fomenta a vicenda…..
    Caro sottotenente Giorgio Albertazzi, non ti ho mai capito (sicuramente sono un ignorante artistico), quando facevi quegli sguardi profondi e cattivi alla televisione. Quegli urli rabbiosi, quei cambi di espressione ‘n’po’ da “sonato” (come si dice a Roma). Non ti capiro’ mai e non ho nessuna intenzione di farlo (dal lato artistico). Non riposare in pace.

    • Invece dall’altra parte c’erano solo degli immacolati idealisti…Moranino, ad esempio, o altri boia, che nonostante avessero le spalle coperte dalla cosiddetta “Amnistia Togliatti” pensarono bene di fuggire all’estero, ovviamente nei “paradisi dei lavoratori”,avendo sulla coscienza (sempre ammesso che ne possedessero una) decine di omicidi, stupri, rapine a danno di persone che non c’entravano nulla col regime deposto, ma derubati con la scusa di “essere stati fascisti”. E queste schifezze sono state accuratamente celate per decenni, poi – una volta venute a galla – si è cercato dapprima di negarle, poi si è pensato bene di etichettare coloro i quali non si bevevano più la vulgata, che rappresenta i buoni tutti da una parte ed i cattivi rigorosamente dall’altra, come “revisionisti”…speriamo che anche questi delinquenti schifosi, che qualcuno ancora oggi esalta come “patrioti”, non possano riposare in pace.

  8. Non conoaco piu di tanto l’Albertazzi attore,il fatto descritto e’comunque un normale orribile,atto di guerra,civile ,mai chiamata per nome nella soria scritta,dove si parla solo di liberazione e dove i crimini dei partigiani, a guerra finita sono proseguiti impuniti e cnacellati

  9. .
    .

    Il ragazzo ucciso era di un paese a dieci chilometri dalla mia città, Cremona. Esattamente il paesello di Cignone, frazione di Corte de’ Cortesi. Albertazzi ha avuto l’ardire di recitare sul palcoscenico del teatro Bellini di Casalbuttano, che dista da Cignone solo due o tre chilometri. Bel coraggio. Forse sapeva che quel ragazzo non aveva più parenti e per questo ha giocato in trasferta senza timori. Albertazzi ha sempre avuto degli sguardi inquietanti, anche ieri l’ho visto a BLOB che strapazzava violentemente una ballerina (per scherzo?). Quando ero bambino ricordo che interpretò il Dottor Jeckill. In quello sceneggiato interpretava un personaggio violento al limite della macchietta, una violenza estrema, che penso gli calzasse bene addosso anche nella realtà. Io penso che avesse nel sangue proprio il desiderio di essere violento e “cattivo,” almeno da quello che ho visto di lui.
    Penso che la violenza e il non essere giusto era parte della sua natura, sapeva che doveva a tutti i costi fare del male, come lo scorpione sa che ha il veleno che uccide. Il veleno della sua vita Albertazzi lo ha iniettato quando ha potuto, era più forte della sua volontà.
    .
    .

  10. Marco Terribili quello che scrive su Postik

    Ragazzi per favore diamoci una calmata: Né Albertazzi né Mannini sono realmente morti. È solo una gag che dura da 72anni per ridere di noi che battibecchiamo su Postik. Stanno scherzando e voi ci siete cascati. Creduloni!

  11. Sto’ bastardone gli sta’ bene che e’ crepato

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

15 + otto =

*