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Breviario di Aracnofobia per capire Vincenzo De Luca
Alby Minotur Vincenzo de Luca www.facebook.com/alby.minotaur

Breviario di Aracnofobia per capire Vincenzo De Luca

Breviario di Aracnofobia per capire Vincenzo De Luca Doverosa Premessa Per questo post avremmo potuto mettere un fotomontaggio di un ragno con la faccia di De Luca, ma per rispetto al buon gusto e a tutti i possibili lettori aracnofobici, abbiamo preferito mettere la straordinaria caricatura di Alby Minotaur. Meglio utilizzare una cosa che spaventa alla volta. Incipit Ammettiamolo, i ragni fanno schifo un po’ a tutti: brutti, faccia cattiva – se riesci a capire dov’è - pelosi e invadenti (calma … anche se può sembrare De Luca ancora non c’entra), ma qui non stiamo parlando di semplice ribrezzo ma…

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Breviario di Aracnofobia per capire Vincenzo De Luca

Doverosa Premessa

Per questo post avremmo potuto mettere un fotomontaggio di un ragno con la faccia di De Luca, ma per rispetto al buon gusto e a tutti i possibili lettori aracnofobici, abbiamo preferito mettere la straordinaria caricatura di Alby Minotaur. Meglio utilizzare una cosa che spaventa alla volta.

Incipit

Ammettiamolo, i ragni fanno schifo un po’ a tutti: brutti, faccia cattiva – se riesci a capire dov’è – pelosi e invadenti (calma … anche se può sembrare De Luca ancora non c’entra), ma qui non stiamo parlando di semplice ribrezzo ma di vere e proprie fobie, e le fobie sono una cosa seria, perché sono la rappresentazione di un vero terrore.

Salvando Spiderman, la paura dei ragni è atavica. Non spingiamoci sull’ancestrale … perché, spesso, riporre le motivazioni delle proprie fobie nell’intrauterino o nel leggendario domicilio nel comodo galleggiamento amniotico è un’ ottima strategia per metterle al sicuro da ogni possibile “soluzione”. Meglio avere una via di fuga, e le fobie – alla bisogna – possono tornare utili, devono essere sempre a “portata di mano” per una ritirata solo in apparenza inspiegabile.

 Aracnofobia

Questo animaletto – alle nostre latitudini innocuo e minuto – appare a chi ne è terrorizzato un’ enorme minaccia. Anche le sue dimensioni si amplificano a dismisura. Non conta se non è velenoso, neanche interessa se è tanto innocuo quanto alla vista orrendamente fastidioso, per l’aracnofobico è un mostro onnipotente.  L’atavica e incontrollata paura scatta sempre e comunque … ma perché?

Per capire perché il ragno crea tanto terrore bisogna andare oltre la sua evidente orripilanza e concentrarci su “quello che fa”.

E’ un predatore, un predatore lento, “fraccomodo” e strategico. Attraverso la sua articolata e “quasi invisibile” trappola letteralmente “frega” le sue prede per poi lasciarle lì e nutrirsene alla bisogna. La sua ragnatela è un qualcosa da cui non si scappa, si è ingabbiati sino alla completa consunzione.

Non è un caso, ad esempio, che questa fobia è più diffusa tra le donne; spesso l’animaletto è la trasposizione del ruolo che il maschile ha assunto nella storia della nostra società: infatti da sempre, nell’impari relazione tra i generi, il maschile (sarebbe meglio dire il maschilismo) ha intrappolato il femminile lentamente e inesorabilmente fino ad annullarlo, ma non solo!, si è “appropriato” del vitale che il femminile possiede di natura per garantirsi un’eternità con la discendenza. Insomma, il maschile intrappola il femminile e se ne nutre per le sue “esclusive” esigenze. In questa interpretazione la ragnatela non è altro che la società dalla quale non si scappa e questa fobia è una inconsapevole e mai maturata ribellione a questo secolare andazzo.

Sia ben chiaro per il fobico non conta se siete benauguranti coccinelle, operose formiche, libere libellule o colorate e leggiadre farfalle; se ad un certo punto vi vedrà come un ragno sarete un ragno. L’unica magra consolazione è che proprio nel momento in cui il fobico farà tracimare il suo irrazionale terrore oltrepassando la semplice fobia, sarà anche il momento in cui si è sentito più legato alla relazione che deve smantellare.

A questo proposito non posso non provare una tenera e partecipata “compassione” per chi (come tutti) è tanto bisognoso d’affetto e poi rovina tutto con le sue paturnie e fobie allontanando proprio coloro che potrebbero stargli accanto. Ma questa è una digressione, non siamo qui per parlare del tormentato amore tra Bersani e Cuperlo.

Vincenzo De Luca

Caricatura di Vincenzo De Luca di Alby Minotaur
www.facebook.com/alby.minotaur

Vincenzo de Luca e la bocca del ragno

Sino a questo momento la relazione tra il ragno e De Luca sembra ancora lontana; ma a ben vedere qualche similitudine già la possiamo scorgere. Senza dilungarci sulle fattezze (sarebbe troppo facile), De Luca è un maschilista della peggior risma, una sorta di neandertaliano precipitato nel XXI secolo per ricordarci non solo cosa siamo stati, ma cosa possiamo sempre tornare ad essere: dei veri e propri despoti volgari e annichilenti.

Ma voglio restare sul simbolico – la cosa mi piace – quindi concentriamoci sulla bocca del ragno: questo fastidiosissimo animale ha un orifizio quasi sfinterico al posto della bocca e, attraverso quest’ultimo, produce e tesse la sua trappola. Insomma sia dalla bocca del ragno che da quella di De Luca escono solo schifezze (ricordiamo l’ultima invettiva di stampo camorristico nei confronti della Bindi). Ma con queste schifezze entrambi gli animaletti riescono a garantirsi nutrimento: il ragno ingabbiando malcapitati insetti e De Luca catturando attenzione mediatica e popolarità.  Che dire? La metafora fila liscia e ci offre anche quella punta d’orrido che circonda le cupe auree di entrambi i nostri protagonisti.

La tela di De Luca, ma anche quella del ragno!

Per quanto i ragni possano far ribrezzo dobbiamo ammettere che sono in grado di costruire dei veri e propri capolavori di ingegneria. La ragnatela è una piccola opera d’arte: articolata e leggera, semplice, sottile e resistente. Questa terribile trappola deve essere quasi invisibile, confondersi tra le cose, spesso la si nota solo controluce attraverso le iridescenze che genera. Tanto letale quando invisibile, la trappola perfetta.

Dopo questa digressione – puramente estetica – ci tocca parlare della ragnatela di Vincenzo De Luca. Qui la natura e l’estetica vanno a farsi benedire ma restano degli elementi in comune fondamentali.

La tela che De Luca ha tessuto negli anni è intricatissima ed è composta da favori fatti e da restituire, da clientele da attivare, da voti da reperire, da uomini e donne da piazzare. Insomma anche questa è invisibile (anche se nota a tutti) e si attiva fatalmente quando deve “catturare” consensi e favori. Il ragnaccio della Campania è vorace e affamato, vuole e pretende, apre la sua bocca – dalla quale escono solo sozzerie – e inizia a tessere. La sua opera è tutt’altro che sottile, anzi, è volgare, prepotente, fatta di intimidazioni e parolacce, di insulti e minacce. La sua sì che è una brutta ragnatela, una vera schifezza… “quasi, quasi” è meglio quella del ragno, almeno in questo caso basta un giornale arrotolato!

Fonte Immagine profilo Facebook di Alby Minotaur

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Franco Giordano

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